
Cisti endometriosiche: possono regredire o sparire da sole?

Sì, le cisti endometriosiche (endometriomi) possono ridursi, anche senza cure, e le terapie ormonali in media ne diminuiscono le dimensioni. Non è però la regola: molte restano stabili e alcune crescono, per questo vanno seguite nel tempo insieme al tuo ginecologo.
Qui trovi cosa dicono gli studi e le linee guida su terapie, chirurgia, fertilità e controlli.
Che cos'è una cisti endometriosica?
È una cisti dell'ovaio formata da un tessuto simile all'endometrio, il rivestimento interno dell'utero. Contiene un liquido denso e scuro, sangue vecchio: per questo viene chiamata anche «cisti cioccolato». È la forma ovarica dell'endometriosi, una malattia che riguarda circa 1 donna su 10 in età fertile, e può essere presente insieme alle altre forme, superficiale e profonda.
Gli endometriomi possono essere uno o più, su una sola ovaia o su entrambe. A volte non danno disturbi. Altre volte si accompagnano a dolore mestruale forte, dolore pelvico, dolore nei rapporti o difficoltà a rimanere incinta. Trovi un elenco più completo nella pagina sui sintomi.
Come si capisce che è proprio un endometrioma?
L'esame di base è l'ecografia transvaginale. L'endometrioma ha di solito un aspetto tipico: contenuto omogeneo, «a vetro smerigliato», senza parti solide e senza flusso di sangue all'interno.
Una cisti simile, però, può essere una cisti emorragica: una cisti funzionale dell'ovaio, con un po' di sangue all'interno, che di solito scompare da sola in circa 8 settimane. Quando l'aspetto non è del tutto tipico, il ginecologo può ripetere l'ecografia dopo 6-12 settimane per distinguerle. Quindi, se una «cisti» sparisce dopo poche settimane, è possibile che non fosse un endometrioma.
Le cisti endometriosiche possono sparire da sole?
Possono ridursi, ma non succede sempre. Uno studio recente, condotto a Londra, ha seguito con l'ecografia 83 donne con endometrioma che non facevano né terapie né interventi, per un periodo mediano di circa 21 mesi. Ecco cosa è successo:
in quasi metà delle donne (47%) le cisti si sono ridotte;
in circa un terzo (31%) non sono cambiate in modo significativo;
in poco più di una su cinque (22%) sono cresciute.
Le cisti misuravano in genere circa 2 centimetri e, alla fine del periodo, erano mediamente un po' più piccole. Nessuna caratteristica clinica permetteva di prevedere quali sarebbero cresciute. Secondo gli autori, nella maggior parte dei casi le cisti non aumentano in modo significativo. Per le donne con pochi sintomi o nessuno, quindi, l'osservazione con controlli può essere un'opzione.
E la gravidanza? Un piccolo studio italiano ha seguito 24 donne con endometriomi rimaste incinte dopo la fecondazione in vitro. Dopo il parto, in 11 di loro le cisti non erano più visibili all'ecografia. È un dato interessante, ma riguarda poche donne: non significa che la gravidanza sia una cura, né che vada cercata per questo motivo.
Le terapie ormonali fanno regredire le cisti?
In media sì, le riducono. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 ha raccolto 33 studi sulle terapie mediche per gli endometriomi. Diverse terapie ormonali hanno ridotto il diametro delle cisti, in media di circa un centimetro per i farmaci più studiati.
Ci sono però alcuni limiti da conoscere:
gli studi sono spesso piccoli, quindi è difficile prevedere quanto si ridurrà la tua cisti;
le linee guida della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (ESHRE) raccomandano le terapie ormonali per il dolore e, dopo un intervento, per ridurre il rischio che le cisti si riformino;
secondo ESHRE, le terapie che bloccano l'ovulazione non vanno usate con l'obiettivo di aumentare la fertilità.
Quale terapia, per quanto tempo e con quali effetti collaterali è una scelta da fare con il tuo ginecologo.
Quando si valuta l'intervento chirurgico?
Non esiste una regola unica, valida per tutte. Le linee guida lo considerano soprattutto se il dolore non è controllato, se ai controlli la cisti cresce o cambia aspetto, o in alcuni percorsi per la fertilità.
Se si opera per il dolore, ESHRE raccomanda la cistectomia, cioè l'asportazione della parete della cisti, invece del semplice svuotamento con coagulazione, perché riduce sia le recidive sia il dolore. Il chirurgo deve fare particolare attenzione a non danneggiare il tessuto sano dell'ovaio. Le linee guida inglesi NICE ricordano che, quando la priorità è la fertilità, va considerato anche che svuotamento e coagulazione potrebbero preservare meglio la riserva ovarica.
Dopo l'intervento le cisti possono riformarsi. Per le donne che non cercano subito una gravidanza, ESHRE raccomanda una terapia ormonale a lungo termine, per esempio un contraccettivo ormonale combinato, per ridurre il rischio che cisti e sintomi ritornino. Per visite e interventi, la Fondazione indirizza al Centro Italiano Endometriosi.
E il rischio di tumore? Secondo ESHRE, l'endometriosi si associa a una maggiore frequenza di tumori dell'ovaio, ma l'aumento del rischio assoluto è basso e non servono screening diversi da quelli previsti per tutte le donne. I dati disponibili suggeriscono che asportare del tutto l'endometriosi visibile possa ridurre questo rischio, ma il beneficio va bilanciato con i rischi dell'intervento, compresa la perdita di riserva ovarica.
La cisti o l'intervento possono ridurre la fertilità?
La riserva ovarica indica, in modo semplificato, quanti ovociti restano nelle ovaie. Si stima con esami come l'ormone antimülleriano (AMH) e la conta dei follicoli all'ecografia. Secondo ESHRE, la chirurgia sulle cisti può avere un effetto negativo sulla riserva ovarica. Per questo le linee guida distinguono tre situazioni:
Se cerchi una gravidanza spontanea, la laparoscopia operativa può essere considerata per aumentare le possibilità, anche se mancano studi di confronto.
Se stai per iniziare un percorso di PMA, l'intervento di routine non è raccomandato: non ci sono prove che aumenti le nascite e può ridurre la riserva ovarica. Si può valutare se il dolore è importante o se la cisti rende difficile raggiungere i follicoli durante il prelievo degli ovociti.
Se l'endometriosi ovarica è estesa, è utile parlare con lo specialista di vantaggi e limiti della preservazione della fertilità, per esempio il congelamento degli ovociti. Il suo reale beneficio, oggi, non è ancora noto.
Come si controlla una cisti nel tempo?
Le linee guida non indicano un calendario unico. Un documento di consenso della Society of Radiologists in Ultrasound, società statunitense di radiologi esperti in ecografia, suggerisce di controllare gli endometriomi non operati. Di solito si tratta di un'ecografia almeno una volta l'anno, con intervalli adattati a età e sintomi. Ai controlli si guarda se la cisti cresce, se cambia aspetto all'interno o se compaiono parti solide.
Le linee guida NICE suggeriscono di valutare controlli periodici, con visita ed ecografia quando servono, soprattutto per chi ha uno o più endometriomi più grandi di 3 centimetri e sceglie di non operarsi. ESHRE ritiene che il monitoraggio ecografico possa essere considerato, ma osserva che non ci sono prove di un beneficio dei controlli regolari a lungo termine.
Se compare un dolore improvviso e molto forte al basso ventre, non aspettare il controllo programmato: rivolgiti subito a un medico o al pronto soccorso.
Cosa puoi fare ora
Conserva i referti delle ecografie con le misure della cisti e le date: confrontarli nel tempo è il modo più semplice per capire se cambia. Annota i sintomi e chiediti se desideri una gravidanza, ora o in futuro: sono informazioni che orientano la scelta tra controlli, terapia e chirurgia. Porta tutto alla prossima visita e parlane con il tuo ginecologo, meglio se esperto di endometriosi.
Se non hai ancora una diagnosi, fai l'autotest della Fondazione. Richiede pochi minuti e non sostituisce la visita, ma ti aiuta a capire se è il momento di parlarne con uno specialista.
Fonti
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